1_#Be "e-motion": un contagio positivo!

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Per vedere all’opera il “senso di comunità” occorre andare a New York?

Lug 21, 2014 Nancy 5 1_#Be "e-motion": un contagio positivo! , ,

Sembra che questo momento storico ci richieda la ricerca di nuovi paradigmi di vita, i Paesi del capitalismo sono a caccia di nuovi modelli di sviluppo economico e sociale.

Mi chiedo però se sia necessario questo, oppure basterebbe recuperare il senso etico del valore della relazione, di un “noi” che mette l’io in relazione con l’altro?

A New York city Ben Flanner ha creato Brooklin Grange, la più importante fattoria urbana della città, sulla cima di un grattacielo, capace di produrre 15000 kg tra frutta e verdure varie, che poi vengono vendute a km zero; una fattoria che arriva ad alimentare fino a diecimila persone, chiediamoci semplicemente: cosa esprime?

L’importanza della terra, dell’essenziale attorno al quale costruire relazioni vitali. Siamo stati confusi fino ad oggi da una corsa verso il nulla. Quando in realtà l’essenziale per l’essere umano rimane la relazione, la fiducia, il senso di appartenenza ad una comunità, quella umana.

Questo momento storico ci spinge a fare i conti con noi stessi, a mettere sotto la lente d’ingrandimento chi siamo in questo momento e quali valori sono effettivamente importanti per noi. E’ finito il tempo del teatrino delle maschere, la vita ci presenta il conto di ciò che abbiamo seminato fino ad ora, con il suo dare, togliere, trasformare.

Un possibile modello di cambiamento sociale, che sia rivolto all’essenziale, non può prescindere da:

1) l’“accorgersi”: non si tratta di capire ma di accorgersi; si tratta di una prospettiva più ampia in cui si “osserva” qualcosa direttamente, significa un andare un po’ più in là di ciò che è conosciuto e dipende solo da te; significa essere pronto a cambiare e a riconoscere i propri errori;

2) l’attenzione rivolta ad un “noi”: uno spazio sociale in cui la competizione cede il passo alla vita in comune, al sano altruismo, al servizio, alla condivisione, all’auto-aiuto;

3) il vivere lo spazio fisico come luogo in cui ci si ritrova, in senso ampio in cui si ritrova se stessi e i veri valori; in cui si abita insieme;

4) il ritrovare il valore dello scambio, a partire dalla gratuità del dono e dall’antico baratto.

Non devo andare a NY city per osservare tutto questo. Ho la fortuna di poterlo osservare nella vita della mia famiglia a Vittorito, una realtà che mantiene intatti i valori di comunità. Ed ho un esempio che mi tocca in modo personale e profondo. Nei giorni scorsi mia madre è stata in ospedale per problemi di salute. Sabato 12 luglio si è sentita male mentre era in strada, a piedi, dopo essere uscita dalla macelleria. E’ stata immediatamente soccorsa appena caduta a terra priva di sensi. Mio padre è stato subito avvisato. Il 118 è arrivato tempestivamente e l’ha portata nell’ospedale più vicino. Nessuna scena di solitudine metropolitana, bensì un’immediato senso di solidarietà e aiuto. Il giorno dopo del ricovero, gli abitanti del vicinato le hanno fatto recapitare un biglietto con scritto: “Speriamo tutti che tu ti rimetta presto, un bacio e buona guarigione da tutti”, a seguire 32 firme. Martedì sera, 15 luglio, tornando dall’ospedale, mio padre e mia sorella hanno trovato davanti la porta di casa una cassetta di legno contenente patate ed aglio.

Forse non occorre andare troppo lontano o ricercare strane alternative per vivere l’esperienza della socialità, dello stare insieme, della reciprocità, della fraternità, il tutto all’interno di una normale vita economica.

Per usare le parole di Stefano Zamagni, un’autorità accademica e morale in materia di welfare:

“L’utilità e la felicità non sono la stessa cosa, perchè la prima è la proprietà tra l’uomo e le cose, mentre la seconda è la proprietà della relazione tra persona e persona. Da qui il paradosso per il quale abbiamo sempre più ricchezze, ma siamo sempre meno felici, proprio come tanti Re Mida che muoiono di fame che l’oro non può saziare. E come diceva Aristotele, non si può essere felici da soli, bisogna essere almeno in due. Molto meglio se si è in tanti, insieme e non separati.”

Mia madre ora è di nuovo a casa. Un grazie di cuore ai “tutti” del mio paese, alle persone che vi abitano e che hanno saputo preservare valori profondi di società civile e umana.

Diventa anche tu “e-motion“, una forma di contagio positivo:

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Nancy

Sono Nancy Perin una coach specializzata in tematiche aziendali, quali gestione delle relazioni, comunicazione, conflitti. Esperta di tecniche di rilassamento e body work. Aiuto le Imprese di Famiglia e le Persone a creare armonia nelle relazioni e nel raggiungere i risultati, affinché non vivano più in modo conflittuale, frustrante e inappagato ma possano costruire autentiche relazioni di fiducia, garantendo continuità all'Azienda e per le Persone al proprio progetto di vita. Imprese memorabili: Sono figlia di un ex prete; cresciuta a stretto contatto con ragazzi diversamente abili e borderline. Sopravvissuta alle scarpe da punta per la danza classica. Sono madre di un figlio. Allenata dalla vita ad essere resiliente. Il mio mantra: "La vita come un viaggio che esprime chi scegli di essere. Diventa anche tu "e-motion", una forma di contagio positivo!" In un mondo dove "fa notizia" solo la vulnerabilità, la sfida è ricordare che essa ci appartiene come compagna del coraggio e che esiste un mondo di persone che ogni giorno danno valore positivo all'esistenza, alle relazioni, al loro fare quotidiano nonostante le difficoltà! Questo è il vero scoop!

Commenti (4)
  1. Ivano     | Rispondi

    Niente di nuovo. La difficoltà sta nel riuscire a modificare le convinzioni limitanti dei propri collaboratori. In cui anche dei professionisti si sono arresi.

    1. Nancy - Autore Articolo    

      Ivano, questa si chiama manipolazione colpevolizzante! ;-))
      Chi sceglie di mettere la propria conoscenza ed esperienza al servizio
      degli altri, nel farlo, non può non tener conto di un fattore importante:
      i tempi di maturazione. Se una persona non è pronta al cambiamento puoi
      solo lasciare che si “accorga”. Tu ci sei, continui ad esserci, ma non
      puoi fare i passi al suo posto. Solo quando il frutto è maturo cade dall’albero.
      Il momento prima è appeso all’albero tramite il picciolo, l’attimo dopo cade,
      senza costrizione, ma perchè l’albero ha riconosciuto il suo essere maturo
      e lo ha lasciato andare… Non tutti sono pronti a viaggiare nella propria
      foresta interiore… Ma il momento arriva comunque!
      Nessuna rinuncia dunque.

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