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L’importanza del Respiro nel controllo delle emozioni: l’esperienza del parto come esempio

Apr 15, 2010 Nancy 0 3_Ben-Essere Lab , , , , , ,

La vita in questo mondo inizia con il primo vagito alla nascita, un urlo che dice: “Ecco, sono qui! Sono pronto a scoprire il mio viaggio da questo momento!”; esso è legato al primo respiro, al primo battito d’ali fuori dal grembo materno! Io non ricordo la mia nascita, ma ricordo quella di mio figlio e come respirare nel respiro mi abbia aiutata a non provare dolore… Voglio condividere questa mia esperienza con tutte le future mamme, affinché abbiano fiducia nella saggezza del proprio corpo…

Mio figlio è nato in maggio, più di dodici anni fa. Il giorno della sua nascita fu proprio divertente. Ricordo che quella mattina non mi sentivo molto bene, così chiesi a mio marito di accompagnarmi in ospedale per un controllo. Beh, il medico di turno mi disse che avevo iniziato il travaglio e mi fece preparare per poi farmi accomodare nella sala preposta. Io non volevo stare lì, volevo tornare a casa, nel mio letto, con il mio compagno e avere lui vicino, non un’infermiera! Alle 18 di quel pomeriggio si presentò un nuovo medico che mi disse: “Signora, finchè lei ha quel sorriso di sicuro non partorisce”.

Presi la palla al balzo e lo convinsi a farmi uscire, c’erano comunque tutte le condizioni per poterlo fare, non avendo ancora rotto le acque. Andai con mio marito al supermercato, volevo del prosciutto crudo, l’ultimo desiderio da primipara attempata incinta! Ricordo ancora che ogni tanto mi venivano delle contrazioni e così, mentre camminavo, facevo gli esercizi di respirazione; ero stata un’attenta allieva ai corsi di preparazione per il parto. “Il respiro mi respira” questa frase sarebbe stata la chiave di tutto. Finalmente ero a casa, nel mio lettone, in mansarda, avvolta nel calore del legno, nel letto della mia bisnonna. Erano le 21.30. Mio marito mi portò una tazza di latte caldo, io gli diedi le istruzioni per alleviare la sofferenza della contrazione. Così ad un mio cenno specifico, in silenzio, lui mi massaggiava la schiena per poi smettere all’altro cenno; andammo avanti così per un pezzo. Chissà com’è l’esperienza della paternità. Chissà in quale momento l’uomo inizia a sentirsi padre. In quanto donne, siamo “costrette” ad accorgerci molto presto che qualcosa di veramente importante sta accadendo dentro di noi, ci sconvolge dall’interno: negli ormoni, nel fisico, nel sangue, nelle emozioni trasformandoci da avvenenti sirene a pesanti bipedi implumi. Ricordo tuttavia di aver provato un grande orgoglio per il mio decolleté, non avevo mai avuto una quarta misura prima dell’allattamento! Mentre il nostro processo di acquisizione del ruolo genitoriale parte dall’interno, il tuo compagno assiste da spettatore esterno, cominciando a provare affetto per i tuoi piedi gonfi, per la tua stanchezza cronica, per il tuo sentirti così goffamente preziosa. Ritaglia momenti di partecipazione accarezzando la tua pancia e andando alla ricerca di ogni impercettibile movimento di suo figlio, di ogni piccolo suono. Pur avendo desiderio di te, ha quasi l’impressione di profanare un luogo che fino ad allora era stato per lui un approdo di piacere, benessere, completezza, ma che momentaneamente sembra non appartenergli più, capitanato da un ospite che già comincia a rivoluzionare certi equilibri con la sua presenza.

Pur apparendo ai suoi occhi in tutta la tua rotondità, fecondità, robustezza, lo scompiglio ormonale genera una sensibilità non solo olfattiva ma anche emotiva tale da evidenziare la tua stessa fragilità; dunque la sua paterna pazienza comincia ad esercitarsi fin da subito. Arrivò la mezzanotte, oramai le contrazioni erano molto ravvicinate. A ciascuna di noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di sentirsi raccontare il momento del parto dalla propria madre, da una zia, da un’amica, ci sono descrizioni che fanno quasi del terrorismo psicologico, concludendo poi con la frase: “non preoccuparti, tanto poi dimentichi tutto!”

Io ho imparato proprio dalla mia esperienza che l’atteggiamento che hai nei confronti di un evento fa la differenza rispetto alle emozioni che proverai e alle risposte che il tuo corpo darà! Questa fu la prima lezione del mio cucciolo.

Ero pronta per essere traghettata attraverso una nuova forma di conoscenza di me stessa. Ora ero in sala travaglio, erano le 2.00. Il silenzio della notte mi avvolgeva. Nella stanza c’ero solo io come paziente. L’ostetrica di turno e l’infermiera erano poco distanti dal mio letto, sedute intorno ad un tavolo che mi guardavano. La stanza era in penombra e questo faceva risaltare il suo tipico odore, i suoni ovattati provenienti dai piani superiori. Di tanto in tanto mi venivano impartite indicazioni su come mettermi per facilitare la discesa del mio bimbo. Io ero concentrata su me stessa, sul mio corpo, sulle sue risposte ai miei gesti. Era come se già sapesse cosa stava accadendo. Mi avevano insegnato ad assecondare la contrazione, simile ad un’onda che parte dall’alto e attraversa le tue viscere; credo di aver conosciuto allora, per la prima volta, l’esperienza della centratura: quando senti che la tua mente, le tue emozioni ed il tuo corpo compiono la stessa danza, seguono lo stesso ritmo e tu hai la sensazione di essere un tutt’uno con la natura, una conoscenza stupefacente. Se si asseconda questa danza non si sente dolore, non c’è timore, ma ci si abbandona completamente a gesti e movimenti che sembrano impressi in una memoria atavica. Il respiro diviene lo strumento che fa di te un’esperta danzatrice.

Erano circa le 3.15 quando sentimmo per la prima volta il pianto da aquila di nostro figlio, sì, perché mio marito era rimasto sempre al mio fianco, con quell’emozione e quell’impaccio che provano i padri per un’esperienza così forte ma indiretta come l’arrivo di un figlio. Che strano sentimento quando ho toccato le sue piccole dita prima che lo portassero su per lavarlo e vestirlo. L’avevo fatto io, era cresciuto dentro di me, il mio cuore aveva cantato per lui come una ninna nanna, i miei passi l’avevano cullato. Ora non apparteneva più a me, ma alla vita!

Ho capito da quel momento quanto sia importante la respirazione; essa è fiducia, centratura, equilibrio emotivo e fisico.

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Nancy

Sono Nancy Perin una coach specializzata in tematiche aziendali, quali gestione delle relazioni, comunicazione, conflitti. Esperta di tecniche di rilassamento e body work. Aiuto le Imprese di Famiglia e le Persone a creare armonia nelle relazioni e nel raggiungere i risultati, affinché non vivano più in modo conflittuale, frustrante e inappagato ma possano costruire autentiche relazioni di fiducia, garantendo continuità all'Azienda e per le Persone al proprio progetto di vita. Imprese memorabili: Sono figlia di un ex prete; cresciuta a stretto contatto con ragazzi diversamente abili e borderline. Sopravvissuta alle scarpe da punta per la danza classica. Sono madre di un figlio. Allenata dalla vita ad essere resiliente. Il mio mantra: "La vita come un viaggio che esprime chi scegli di essere. Diventa anche tu "e-motion", una forma di contagio positivo!" In un mondo dove "fa notizia" solo la vulnerabilità, la sfida è ricordare che essa ci appartiene come compagna del coraggio e che esiste un mondo di persone che ogni giorno danno valore positivo all'esistenza, alle relazioni, al loro fare quotidiano nonostante le difficoltà! Questo è il vero scoop!

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