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La magia della parola: Ipnosi e Dolore

Apr 13, 2010 Nancy 0 1_#Be "e-motion": un contagio positivo! , , , ,

Parlando amichevolmente del libro “La grammatica è una canzone dolce” di Erik Orsenna, con la dott.ssa Marika Perli, psicoterapeuta, le ho chiesto se conoscesse questo passo: “ENTRATE SENZA BUSSARE. MA, PER FAVORE, ASPETTATE LA FINE DELLA PAROLA. GRAZIE. E un bisbiglio, suoni che erano più fruscii che parole, come un cinguettio di passero malato o come le preghiere della chiesa. Del resto – l’ho capito in seguito – si trattava proprio di una preghiera. Il signor Enrico aprì. Nessuno… Solo il mormorio ci guidava. Altra porta. Il giardino. Un fazzoletto di terra con tre palme, un tavolo rotondo coperto di pizzo su cui stava un grosso dizionario aperto. E, ben seduta su una sedia a schienale altissimo, come se ne vedono nei castelli, con indosso un vestito bianco da festa, la persona più vecchia che abbia mai conosciuto…rugosa..piena di crepacci…scavata, con veri e propri canyon, gli occhi invisibili sotto inverosimili pieghe e la bocca scomparsa in fondo a un buco. Il tutto sovrastato da una criniera immacolata, la capigliatura di una leonessa delle nevi… Un ventilatore vegliava su quell’antichità. Si sarebbe detto un cane, quel ventilatore…”Erisipela”. L’antichità modulava le sillabe con una dolcezza che non avevo mai sentito da nessuna parte, con una tenerezza timida; sussurrava come un’innamorata. Forse per questo si era scelta un vestito da sposa. Perchè nessuno aveva mai pronunciato il mio nome a quel modo? Come richiedeva il cartello, aspettammo “la fine della parola”. Trascorsero sette minuti nel silenzio assoluto. Si sentiva soltanto in lontananza il canto di qualche uccello e il raspare del mare sulla sabbia…le sue cinque sillabe splendenti volteggiavano in aria, come una farfalla. Sparì di lì a poco sbattendo le ali, per dire grazie, grazie di avermi pronunciata.” E dopo aver salutato questo particolarissimo personaggio così appassionato: la Nominatrice, Enrico spiega alla protagonista ciò che il loro nemico, Necrode, pensa delle parole: “Tutte le parole sono degli strumenti. Né più né meno. Strumenti di comunicazione. Come le automobili. Strumenti tecnici, strumenti utili.” (pagg.51-56).

Dicendole che non condividevo la visione semplificativa di Necrode, ritenendo che debba esserci una particolare attenzione verso l’utilizzo delle parole, poichè a mio avviso, esse hanno la capacità di risuonare nell’animo del mio interlocutore, nello stesso modo in cui, quando un pianista tocca la tastiera del pianoforte, essa le restituisce un suono e poi un altro e una melodia. Ne è nata una interessante riflessione su un campo in cui si evidenzia in modo forte la magia della parola: quello dell’ applicazione dell’ipnosi al trattamento del dolore. Ho così imparato che l’ ipnologia e l’ ipnosi sono ufficialmente accettate dalla medicina per le numerose prove che dimostrano, più o al pari di altre tecniche psicologiche, una efficacia nel controllo del dolore. E’ attualmente accettato che l’ipnosi svolga il suo ruolo nel controllo del dolore attraverso eventi aspecifici quali la defocalizzazione dell’attenzione (com’è noto l’attenzione focalizzata sull’agente lesivo e sull’area corporea interessata, potenzia la percezione dolorosa, mentre la semplice distrazione ha effetto nel ridurla), la riduzione dell’ansia associata, il noto effetto placebo che può assumere un notevole peso se esiste un’ottima sintonia medico-paziente ed infine il decondizionamento. L’effetto dell’ipnosi nel controllo del dolore dipende in modo specifico dal grado d’ipnotizzabilità del paziente ed è compatibile con un sistema di controllo elettrico o neurotrasmettitoriale e questo spiega la rapidità con cui l’analgesia può essere indotta o rimossa. La condizione ipnotica sarebbe in grado di modulare dei sistemi sensoriali afferenti come la via paleospinotalamica, sopprimendo anche alcuni riflessi segmentari locali.

Sembra che numerosi lavori evidenzino l’utilità delle tecniche ipnotiche nel bambino con dolore acuto e cronico e la particolare sensibilità dei bambini all’uso analgesico dell’ipnoterapia (Wakeman e Kaplan, 1978). I bambini sembrano anche in grado di utilizzare tecniche autoipnotiche in tutta una serie di malattie croniche, fra cui il cancro, l’emofilia, il diabete, l’anemia e l’artrite reumatoide. Altrettanto valida e utilizzata routinariamente anche in Italia, è la partoanalgesia in ipnosi.

Oggi l’ipnosi è utilizzata a livello mondiale per il trattamento del dolore operatorio e postoperatorio, per agevolare procedure diagnostiche o terapeutiche dolorose, in particolare nei bambini; per il dolore iatrogeno, per il dolore da parto, il dolore odontoiatrico, il dolore da ustioni (con riconoscimento della FDA americana), per il dolore cronico non oncologico ad es. lombalgia, fibromialgia, sindrome dell’arto fantasma, cefalee croniche primarie; per il dolore oncologico e i disturbi associati, dove il suo ricorso precoce sembra utile anche nel controllo dell’evoluzione della malattia.

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Nancy

Sono Nancy Perin una coach specializzata in tematiche aziendali, quali gestione delle relazioni, comunicazione, conflitti. Esperta di tecniche di rilassamento e body work. Aiuto le Imprese di Famiglia e le Persone a creare armonia nelle relazioni e nel raggiungere i risultati, affinché non vivano più in modo conflittuale, frustrante e inappagato ma possano costruire autentiche relazioni di fiducia, garantendo continuità all'Azienda e per le Persone al proprio progetto di vita. Imprese memorabili: Sono figlia di un ex prete; cresciuta a stretto contatto con ragazzi diversamente abili e borderline. Sopravvissuta alle scarpe da punta per la danza classica. Sono madre di un figlio. Allenata dalla vita ad essere resiliente. Il mio mantra: "La vita come un viaggio che esprime chi scegli di essere. Diventa anche tu "e-motion", una forma di contagio positivo!" In un mondo dove "fa notizia" solo la vulnerabilità, la sfida è ricordare che essa ci appartiene come compagna del coraggio e che esiste un mondo di persone che ogni giorno danno valore positivo all'esistenza, alle relazioni, al loro fare quotidiano nonostante le difficoltà! Questo è il vero scoop!

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