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I 7 passi per stare in una relazione vitale…

Set 22, 2014 Nancy 4 5_Benessere nelle relazioni , , , , ,

L’altra sera guardavo l’episodio della serie Criminal Mind, solitamente termina con una frase celebre, attinente a quanto accaduto, detta da una voce fuori campo. La frase che mi ha colpito è della poetessa Mary Oliver: “Qualcuno che amavo una volta mi regalò una scatola piena di oscurità. Ci vollero degli anni per capire che questo, anche, era un dono.” Chi di noi nella vita non ha ricevuto almeno qualche scatola di questo tipo? Quanto ha giocato nelle relazioni successive la collezione di queste scatole, o meglio il senso attribuito loro?

Ma come per litigare bisogna essere in due, così anche per chiudere una relazione amorosa, con il dolore che ne segue, indipendentemente da chi compie il gesto conclusivo che ne sancisce la fine. E se nessuno è colpevole del tutto, ognuno ha la sua buona dose di responsabilità. Anche se questo concetto è faticoso per chi sta soffrendo. Allo stesso modo, se un marito tradisce la propria moglie alla base di ciò vi è una complementarietà disfunzionale tra i due coniugi che spinge al tradimento. E la persona con cui lui la tradisce è funzionale al mantenimento della loro disfunzionalità di coppia. Dunque anche la moglie è responsabile del tradimento del marito.

In altri termini: se in una relazione sentimentale il più delle volte le responsabilità non sono suddivise in parti uguali, ciò che è rilevante è comunque l’esistenza di un’interazione complementare disfunzionale. Le vittime creano i loro aguzzini quanto i tiranni i loro sottomessi. Pertanto perseguire il presunto colpevole o assumersi la totale responsabilità è solo fuorviante e non fa crescere. Per poter evolvere e costruire una relazione vitale con l’altro occorre osservare i propri copioni senza un giusto o sbagliato, ma con consapevolezza.

Ma cos’è un copione?

Secondo Nardone il copione è uno stile di gestione della realtà basato sulla propria esperienza e che viene riprodotto continuamente in quanto capace di produrre gli esiti desiderati. E’ proprio l’efficacia di certe modalità che ci induce ad acquisirle come qualcosa da riprodurre in situazioni analoghe.

Per fare un esempio: hai amato con intensità una persona che ti ha ferito. Durante il periodo di elaborazione di questa esperienza, se non hai integrato in modo armonioso “la scatola di buio” regalata da questa persona, tutte quelle persone che incontrerai in futuro, e che faranno risuonare in te tale intensità, eserciteranno una reazione del tipo “attrazione-fuga” e saranno considerate pericolose, mentre troverai tranquillità in un rapporto in cui hai la possibilità di avere il controllo dell’altro, in questo modo ti metterai al sicuro rispetto alla possibilità di essere nuovamente ferito. Dunque l’efficacia di questa scelta si produrrà nell’effetto illusorio di controllare la paura della sofferenza. Ma non farai altro che entrare in uno dei tanti rapporti disfunzionali, che hanno il loro equilibrio sostenuto da quegli elementi disfunzionali dell’interazione tra i due partner, che si auto alimentano reciprocamente. Dunque, tutto questo non ha nulla a che vedere con lo stare in una relazione vitale, ma si tratta di una trappola relazionale attivata dal copione “sicurezza”.

Quando un copione diviene una trappola relazionale?

Quando l’interprete non riesce più a cambiare il suo personaggio, quando la parte non può più essere modificata poichè l’attore ne è intrappolato. Così avviene che all’interno di una relazione di coppia un partner, o entrambi, insiste nel giocare lo stesso copione, perchè socialmente utile e accettato, perchè funzionale, e perchè ormai cristallizzati in un rapporto con atteggiamenti e comportamenti che si rinforzano reciprocamente alimentando la relazionalità disfunzionale.

Che differenza c’è, allora, tra una relazione vitale ed una relazione disfunzionale?

Se il tuo telefono è connesso alla rete, comunichi. Al contrario, hai presente quando il tuo telefono non è connesso alla rete? Cosa fai per occupare il tempo? Giochi!

Si può dunque amare qualcuno e scegliere di non essere in relazione con lui? Sì.

Quando la relazionalità che ti propone non è vitale, perchè ha ancora parti da integrare e così non rispetta l’amore che hai per lui; non accetta te come specchio di crescita e non è in reciprocità. Poichè la tua capacità di amare ti appartiene, osservando l’esperienza con amorevolezza, puoi scegliere l’opzione NQR, ossia Non in Questa modalità di Rapporto e darti la possibilità di stare in un rapporto sano, vitale, ripartendo da Te.

Quali sono i 7 passi dunque che ti aiutano a stare in una relazione vitale? 

1) Entrare in questo amore e osservare e vivere i reciproci copioni fino in fondo.

La conoscenza reciproca si approfondisce ed emergono le zone di luce ed ombra. Vengono messi sul tappeto i sentimenti, le esigenze sessuali, i progetti di vita, i sogni, i valori e ne puoi verificare la compatibilità. Questo è possibile solo se si lascia cadere la maschera.

2) Cercare un dialogo autentico, anche se con l’intensità dei propri registri di comunicazione.

Solo attraverso l’apertura all’altro puoi divenire consapevole di quali copioni state mettendo in gioco nella relazione; per agire con consapevolezza e non in modo automatico; in un’ottica costruttiva di crescita e trasformazione reciproca.

 3) Evitare di cadere nel gioco dell’associazione “amore = sofferenza”, perchè l’amore non ha nulla a che vedere con la sofferenza.

Nei rapporti disfunzionali “lo stare a tavola con il piatto emozionalmente pieno” genera disagio. Ecco allora che la sofferenza e le difficoltà sono inglobate come elementi dinamici connaturati al rapporto a due.  Ecco che si continua a stare nell’abitudine di non esprimere ciò che si è, sia per convenienza, sia per i vincoli sociali e culturali, tendendo a rinchiudersi in un determinato copione. La vita procede rinnegando, mettendo da parte, ignorando, soffocando altre parti di sè, continuamente rinchiuse nello scantinato, e che invece sono fondamentali al sano equilibrio del nostro Essere. Si genera così la sofferenza, che si può anche soffocare come il resto, ma quelle parti nascoste e pulsanti dell’animo continuano a vivere, in quello scantinato, e prima o poi usciranno allo scoperto, mentre si continua a metterle da parte perchè destabilizzerebbero molto la nostra struttura di personalità, quella con cui siamo abituati a convivere da anni e che è ormai socialmente accettata. Sono quelle parti che da lì sotto cercano di dirci qualcosa attraverso sintomatologie sul corpo: da un semplice raffreddore all’influenza, dai blocchi alla schiena, alle gambe, fino a disfunzioni nella sfera sessuale, o a malattie più pesanti. Sono quelle parti che ci fanno vacillare, che ci metterebbero in crisi se le integrassimo in noi, perchè farebbero saltare il banco della nostra economia interna, i vecchi copioni e i rapporti disfunzionali. Così per un saldo economico disfunzionale rinunciamo ad un sano equilibrio dato dall’integrazione.

Nei rapporti vitali, sani, “lo stare a tavola con il piatto emozionalmente pieno” è la condizione naturale. Si ha la possibilità di esprimere se stessi, la possibilità di integrare se stessi attraverso la crescita del portar fuori dallo scantinato le parti sconosciute di sè, luci e ombre, condividendole e trasformandole.

4) Comprendere che l’essere così diversi è una preziosa risorsa che la vita ci offre come “valore adattivo”.

La vita sa ciò di cui abbiamo bisogno per evolvere, poichè osserva le cose dalla struttura dell’anima, affinchè possiamo spingerci verso una migliore consapevolezza di noi stessi. L’altro infatti è sempre per noi uno specchio. Raccogliere questa sfida significa avere la possibilità di armonizzare, emotivamente e affettivamente, quelle parti che l’altro ci fa emergere così prepotentemente e con le quali siamo chiamati a confrontarci. La vita ci offre la possibilità di creare un sè più armonico, integrato e completo. A livello inconscio, l’intelligenza del nostro percettore interno tende per sua natura all’integrazione, per questo ci avvicina. Perchè nella prospettiva più ampia, priva di pregiudizi e prese di posizione, possiamo cominciare a scorgere il valore adattivo dell’altro, rendendoci conto di quel che possiamo integrare dentro di noi per ampliare i nostri orizzonti.

6) Vivere il cambiamento come l’unica costante di una relazione.

Crescere insieme significa esprimere le parti di sè in una co-costruzione in cui queste vengono integrate attraverso il movimento dialettico della destrutturazione-strutturazione. Venendosi incontro in questo movimento dialettico di trasformazione che dà luogo all’intesa, alla complicità, all’intimità sessuale, alla fiducia, al rispetto, all’affettività, continuando ad andare l’uno verso l’altro ma solo in modo autentico senza maschere, inganni, copioni disfunzionali.

7) Continuare ad essere nella reciprocità.

Per continuare ad essere in reciprocità occorrono tre elementi fondamentali: l’amore, la comunicazione onesta e costruttiva, il commitment.

Cosa succede, invece, se non si è disposti ad aprirsi all’altro e ad accettare la sfida di prendere coscienza di sé per avere una maggiore integrazione delle proprie parti?

Chiediti se vuoi avere ragione o essere felice. Chiediti come cambierebbe la tua vita se scegliessi la sfida di integrarti. Se vuoi avere ragione continuerai ad alimentare relazioni disfunzionali, se scegli di essere felice cercherai relazioni vitali.

Un rapporto sano ha come elemento naturale quello di migliorare i partner ed essere gioioso davanti alle sfide della vita, poichè i problemi non fanno necessariamente parte della dinamica dei rapporti.

La vita ti presenta difficoltà e problemi e questi aspetti “esterni” non hanno a che vedere con quello che resta un punto principale: il rapporto in cui sei ti dà gioia e ti fa crescere!

La gioia e l’amore offrono la sfida di aprire il tuo cuore e questo implica di per sè la possibilità di essere ferito. La persona che non ha conosciuto l’altro in un amore profondo, in una passione intensa, non sarà in grado di conoscere se stesso perchè non avrà lo specchio per vedere il proprio riflesso. L’amore più elevato richiede che tu sia aperto, vulnerabile. Questo rischio va corso. Se imposti la tua esistenza a evitare questo allora non avrai gioia e non sarai integro. L’equilibrio gioioso di una persona integra e armoniosa nelle sue parti è pervaso dall’essere risvegliato nei sensi, con il cuore aperto e un sè autenticamente presente pur nella diversa intensità delle sue sfumature.

Per approfondire il tema dei copioni, ti consiglio la seguente lettura:

Per un approccio alla relazione con l’altro in un’ottica di crescita e rifacendosi agli insegnamenti del Dharma, imparando a gioire dell’opportunità di amare, ti consiglio:

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Nancy

Sono Nancy Perin una coach specializzata in tematiche aziendali, quali gestione delle relazioni, comunicazione, conflitti. Esperta di tecniche di rilassamento e body work. Aiuto le Imprese di Famiglia e le Persone a creare armonia nelle relazioni e nel raggiungere i risultati, affinché non vivano più in modo conflittuale, frustrante e inappagato ma possano costruire autentiche relazioni di fiducia, garantendo continuità all'Azienda e per le Persone al proprio progetto di vita. Imprese memorabili: Sono figlia di un ex prete; cresciuta a stretto contatto con ragazzi diversamente abili e borderline. Sopravvissuta alle scarpe da punta per la danza classica. Sono madre di un figlio. Allenata dalla vita ad essere resiliente. Il mio mantra: "La vita come un viaggio che esprime chi scegli di essere. Diventa anche tu "e-motion", una forma di contagio positivo!" In un mondo dove "fa notizia" solo la vulnerabilità, la sfida è ricordare che essa ci appartiene come compagna del coraggio e che esiste un mondo di persone che ogni giorno danno valore positivo all'esistenza, alle relazioni, al loro fare quotidiano nonostante le difficoltà! Questo è il vero scoop!

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