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Fotografia o Specchio? Spolverare del passato la relazione…

Lug 28, 2014 Nancy 191 5_Benessere nelle relazioni , , , , , ,

Una donna stava mostrando l’album delle fotografie di famiglia a suo figlio, a un certo punto arrivarono a una fotografia di un bell’uomo: capelli lunghi, barba curata, molto giovane e vitale. Il ragazzo chiese: «Mamma chi è quest’uomo?». La donna rispose: «Non lo riconosci? E’ tuo padre!». Il ragazzo sembrò perplesso e chiese: «Se quello è mio padre, allora chi è il vecchietto calvo che vive con noi?».” Una fotografia è statica, la vita non lo è.

Si avvicinano le vacanze e la possibilità di avere più tempo per “stare in se stessi” con gli altri. Per fare pulizia e togliere la polvere al senso del comunicare e dell’essere in relazione. Si tratta di una scelta, non c’è un giusto o sbagliato. E’ però una scelta di consapevolezza che influenza fortemente la qualità delle relazioni, la loro profondità e la reciprocità che instauri con l’altro. Poichè la comunicazione è la relazione, a partire da quella che tu hai con te stesso, se non sei nel tuo centro, che tipo di relazioni costruisci? Hanno il sapore dell’autenticità, della spontaneità? Sono vitali o sono morte?

Tu in che spazio sei?

1) Fotografia o Specchio? 

  • Fotografia.

Un uomo inconsapevole funziona come una macchina fotografica, trattiene le immagini nella sua memoria. La sua mente è come un album fotografico, continua a collezionare foto e partendo da esse continua a reagire. Di conseguenza non riflette sinceramente la vita. La foto non morirà mai.

Se sei inconsapevole, agisci dal passato, partendo dalle conclusioni raggiunte in passato. Sei praticamente cieco: accecato dalle convinzioni del passato, dal sapere accumulato, e continui a funzionare in modo meccanico, bloccato come una macchina ripetitiva, senza alcuna evoluzione. Puoi possedere la capacità mentale di andare in profondità, ma se manchi in consapevolezza resti nella mente e la natura della mente umana è di vivere nel dubbio. Per la mente ogni cosa è tale per cui, avendo deciso in un certo modo, l’altra scelta gli sembra quella giusta; se però decide in quel modo, la prima scelta gli sembra giusta. Vive così nell’impossibilità di trovare una risposta che sia definitiva, continuando a rimandare poichè scissa tra due poli opposti.

  • Specchio.

Una persona consapevole funziona come uno specchio, non trattiene le immagini, non ci sono foto appiccicate sopra, quindi qualsiasi cosa adesso si presenti davanti allo specchio viene riflessa. Lo specchio riflette sempre sinceramente la vita, l’adesso. Se sei consapevole i tuoi occhi sono limpidi, hai chiarezza di visione e rifletti “ciò che è” adesso con sincerità. Nello specchio, se adesso sei vivo sei riflesso vivo, se adesso sei morto sei riflesso morto. Lo specchio riflette ciò che ha davanti, se stai in piedi ora davanti allo specchio, ti riflette; quando te ne sei andato, non ti riflette più. Se ora non c’è nessuno, non riflette nessuno.

2) La vita non fa mai le stesse domande, allora tu sei spontaneo?

Puoi farlo solo se sei nello spazio dell’accorgerti, se sei uno specchio che riflette il cambiamento. Allora sei responsabile e sei anche pronto a riconoscere i tuoi errori e a cambiare. La respons-abilità è accorgersi di essere se stessi in tutta la grandezza o in tutta la viltà, di ciò che si è fatto o di ciò che non si è fatto; è accorgersi della distanza tra la parola che scegli per comunicare e ciò che sei in realtà. Più questa distanza aumenta, più ti allontani dall’autenticità, dalla spontaneità, dall’onestà, da te stesso.

Se sei consapevole riesci ad essere spontaneo perchè sai riconoscere i “giochi della mente”, sai osservare il suo tentativo di appiccicare foto sulla tua superficie, e scegliere di decidere a partire dalla consapevolezza. Da qui ogni azione è totale, integra. La persona consapevole risponde: assorbe in sè la situazione, si ascolta e vede la realtà per ciò che è adesso, da ciò affiora l’azione. La sua risposta è vera rispetto alla situazione qui-ora. La persona consapevole ha uno stato interiore limpido, sincero, è presente.

La persona inconsapevole manca di spontaneità, ripete sempre gli stessi comportamenti, reagisce, le sue risposte avvengono in base a schemi prefissati, sono sempre le stesse, non evolvono mai, non possono: sono qualcosa di morto. La persona inconsapevole ha uno stato interiore disperso tra i pensieri opposti, tra i “si deve”, ha bisogno di controllare e pianificare, è solo nella mente, è assente.

3) L’inganno del tempo: sei consapevole che puoi morire in qualsiasi momento?

La vita ha il suo rovescio, la morte, e può accadere in qualsiasi momento e questo potrebbe essere l’ultimo istante della tua vita, per cui rendi ogni istante qualcosa di “completo”. Riesci a stare in questa prospettiva? Ciò che arriva è sempre l’adesso ma continuiamo a sacrificarlo per il passato o per un futuro che non esiste. Questo continuo elastico tra passato e futuro genera solo un brusio interiore, in cui viene persa l’occasione di vivere. 

4) Onestà, vulnerabilità e presenza sono importanti per te?

Stare nella vita significa stare nella propria vulnerabilità. Essa non ha nulla a che vedere con gli alibi. Si tratta invece del coraggio di rivelare se stessi onestamente, di essere aperti e accettare il confronto. Non ha nulla a che fare con i “giochi”, ma si tratta di lasciarsi sperimentare autenticamente, togliere la corazza che nasconde il tuo mondo e imparare ad ascoltarlo, seguirlo, condividerlo. La felicità non si descrive, si sente, si vive.  Questa è la vita reale. Questo è come si accoglie una connessione sincera con un altro essere umano. La paura veste la mente con l’habitus, l’amore ti permette di essere presente e interiormente nudo.

5) La tua comunicazione è veramente aperta, onesta e trasparente?

Se sei specchio, allora non puoi avere paura di confrontarti. Ritieni che la più grande occasione sia conoscere l’altro per “chi è” e farti conoscere per “chi sei”. I tuoi “sì” sono sì e i tuoi “no” sono no. Sei diretto: ciò che dici esprime ciò che senti, ciò che sei, non c’è distanza. Non fai trattative sindacali, non ti comporti in modo che l’altro legga indirettamente ciò che non hai il coraggio di dire apertamente; non “giochi” con le persone nella tua vita, dicendo mezze verità, perchè esse non sono migliori delle bugie; non scegli il silenzio come risposta, ma il confronto.

6) Quale relazione?

Se sei in grado di raggiungere il tuo centro ed essere consapevole, allora non puoi che desiderare una relazione in cui essere il testimone della crescita dell’altro, supportandolo e lasciando libere le sue parti di «venire allo scoperto», non limitandolo per catturare e trattenere il tuo album fotografico. Vincere o perdere non rappresenta il criterio di giudizio, ma lo è solamente il fatto di amare o di mancare di amare. Ecco che attraverso il confronto nello specchio, il rapporto fornisce un campo di esperienza in cui trovare se stessi, definire se stessi, e ricreare di continuo Chi essere. Attraverso la totale sincerità, sostenendo, riconoscendo e dichiarando ciò che si prova in merito all’esperienza con l’altro.

L’esperienza può portare nuova consapevolezza. Non è infatti nel suo durare nel tempo la misura del successo di una relazione, non confondere la durata con la qualità della relazione. La qualità di una relazione è nella sua capacità di farti decidere e sperimentare Chi sei veramente. Un rapporto che si basi sulla premessa dell’essere specchi l’uno per l’altra ha come scopo della relazione quello di creare un’opportunità, non un obbligo; un’opportunità per crescere, per esprimere sé stessi in maniera completa, per elevare reciprocamente la vita alla più alta potenzialità, rimanendo testimone dell’altro.

Non tutti sono pronti o interessati a compiere questa scelta e a darsi un’opportunità evolutiva. Se tu sei tra chi ha desiderio di approfondire questo viaggio, puoi farlo con le seguenti letture:

Osho, Consapevolezza – Le chiavi per vivere in armonia, edizioni Riza, Milano, 2006.

 

Igor Sibaldi, Il frutto proibito della conoscenza, edizioni Oscar Mondadori, Milano, 2014.

 

Walsch Neale Donald, Conversazioni con Dio – Vol 1 – Un dialogo fuori del comune, Pickwick, Tascabili Mondadori, 2013.

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Nancy

Sono Nancy Perin una coach specializzata in tematiche aziendali, quali gestione delle relazioni, comunicazione, conflitti. Esperta di tecniche di rilassamento e body work. Aiuto le Imprese di Famiglia e le Persone a creare armonia nelle relazioni e nel raggiungere i risultati, affinché non vivano più in modo conflittuale, frustrante e inappagato ma possano costruire autentiche relazioni di fiducia, garantendo continuità all'Azienda e per le Persone al proprio progetto di vita. Imprese memorabili: Sono figlia di un ex prete; cresciuta a stretto contatto con ragazzi diversamente abili e borderline. Sopravvissuta alle scarpe da punta per la danza classica. Sono madre di un figlio. Allenata dalla vita ad essere resiliente. Il mio mantra: "La vita come un viaggio che esprime chi scegli di essere. Diventa anche tu "e-motion", una forma di contagio positivo!" In un mondo dove "fa notizia" solo la vulnerabilità, la sfida è ricordare che essa ci appartiene come compagna del coraggio e che esiste un mondo di persone che ogni giorno danno valore positivo all'esistenza, alle relazioni, al loro fare quotidiano nonostante le difficoltà! Questo è il vero scoop!

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